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L'escalation di minacce a cui assistiamo in questi giorni nella nostra città, tra gruppi di estrazione diversa, è indice di un malessere diffuso - soprattutto tra i giovani - di cui la nostra comunità ha il dovere di farsi carico.
Non è tollerabile infatti che ci siano agguati di cosiddette "baby gang" ai danni di tifosi o di semplici cittadini che frequentano luoghi pubblici come possono essere stadi o centri commerciali, così come non possiamo fare finta di non vedere che anche nella nostra città gli episodi di microcriminalità hanno a che vedere con una fascia di popolazione sempre più giovane.
D'altra parte, leggere slogan palesemente razzisti su volantini fa rabbrividire, così come sono indice di grande preoccupazione i frequenti richiami alla giustizia fai da te. Usare linguaggi e toni violenti non fa altro che mettere distanza tra le parti e passare da un'escalation di minacce a un'escalation di violenza appare davvero la peggiore delle opzioni possibili.
C'è sicuramente una dimensione legata all'ordine pubblico, per cui ribadisco la massima fiducia nelle forze dell'ordine impegnate sul nostro territorio. Spetta a loro il mantenimento della sicurezza ma è altrettanto vero che occorre collaborazione da parte di tutti i soggetti coinvolti, in primis cittadine e cittadini. Le forze dell'ordine, per altro sottodimensionate in termini di effettivi come più volte ribadito anche nelle recenti interlocuzioni col governo, devono avere nella cittadinanza una forza collaborativa e capillare, capace di segnalare le situazioni più critiche e di farsi parte attiva nella promozione di comportamenti responsabili.
C'è poi una dimensione di convivenza pacifica poiché la coesione sociale della nostra città dipende dalla capacità di convivere, di escludere la violenza dalle nostre vite, di accettare la diversità nel rispetto delle regole. E visto che si parla tanto di reggianità vorrei ricordare che Reggio Emilia in questo senso ha sempre rappresentato un modello e, nonostante le difficoltà dell'epoca in cui viviamo, deve continuare a esserlo, perché la stragrande maggioranza dei giovani reggiani studia, lavora e vive pacificamente, è tollerante, è inclusiva e non è razzista.
Qualsiasi sia il credo, l'appartenenza, l'estrazione sociale e la condizione economica e culturale, accettare l'altro è un presupposto di umanità a cui non possiamo sottrarci.
Infine c'è una dimensione di educazione e di rispetto delle regole.
In ogni stato di diritto vivere significa rispettare le regole di convivenza pacifica ma significa anche condividere la responsabilità dell'educazione dei giovani o giovanissimi, comprendere come la scuola, la famiglia, le realtà sportive e associative vadano messe nelle condizioni di poter assolvere ai loro compiti nel migliore dei modi.
Ordine pubblico, capacità di convivere, educazione sono tre dimensioni con cui credo vadano affrontati i problemi, uscendo dalla retorica strumentale del “con noi o contro di noi” e abbracciando la logica della responsabilità, del rispetto delle regole e delle istituzioni.

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Ultimo aggiornamento: 03-03-2025, 13:51